venerdì 27 maggio 2016

Papa Apostata

A tre anni dall'elezione di papa Bergoglio, tutti sono d’accordo su un punto: egli rappresenta una rottura nella millenaria storia della Chiesa. Su questo c’è unanimità.
Molti però ignorano che la Chiesa - per la sua divina costituzione - non può avere rotture nella sua tradizione magistrale.Deve restare sempre fedele al «depositum fidei» ricevuto da Gesù e contenuto nella Sacra Scrittura: il Papa è servo della verità rivelata, non padrone. Non può mutarla o disporne a suo arbitrio, altrimenti decade dal papato. O sarebbe l’apostasia e la fine stessa della Chiesa Cattolica.
È proprio in mezzo a questo punto di sella - fra una rottura radicale, che pare continuamente vagheggiata, e la paura di compiere lo strappo ufficiale - che oggi si trova il pontificato di Bergoglio. La sua ambiguità, da Giano bifronte, ha indotto Newsweek a fare la celebre copertina: «Is the Pope Catholic?» (il Papa è cattolico?). Su nessun altro Pontefice si è mai potuta porre una domanda così inquietante.  Lo scopo di Francesco è purtroppo chiaro: egli favorisce la proposta dei cardinali liberal» cioè «un cambiamento di dottrina».
Però, al Sinodo, Bergoglio è finito in minoranza, com'era accaduto già a quello del 2014 e al Concistoro. Dunque ora la patata bollente è tutta nelle sue mani perché se nell'Esortazione post-sinodale sulla famiglia, che firmerà il 19 marzo, per tirare le conclusioni, volesse davvero sancire l’ufficiale cambiamento di dottrina - ovvero il tradimento del Vangelo - non potrebbe nascondersi dietro al mandato del Sinodo (che non c’è stato), ma dovrebbe metterci la sua sola firma e assumersi - davanti a Dio e agli uomini - la responsabilità personale di una rottura che può diventare un tragico scisma. Se non lo farà potrebbe esplodere la delusione dei suoi sostenitori modernisti. Che già sobbollono.
Nel corso dei mesi, in effetti, di fronte al Bergoglio che civetta con i nemici della Chiesa, fino a esaltare la Bonino e Napolitano, il Bergoglio che accantona l’insegnamento della Chiesa fissandosi solo sugli immigrati (fino a esaltare i «benefici» di un’«invasione araba dell’Europa»), il Bergoglio che arringa il Centro sociale Leoncavallo e disprezza il Family day - il popolo cristiano si è raffreddato con lui.
Si riconosce che «c’è stato un netto calo di fedeli alle udienze del 2015 rispetto al 2014. E anche il Giubileo non sta andando come previsto. Nella Chiesa Cattolica stanno aumentando di intensità due forze diametralmente opposte: gli innovatori, e chi chiede di tornare alla “sana tradizione”. Una caratteristica diffusa soprattutto tra i giovani sacerdoti.
In effetti con Bergoglio il vecchio modernismo cerca l’assalto finale alla Chiesa: l’ideologia postconciliare del ’68 si sta giocando tutto per appropriarsi della Chiesa e ridurla a cimitero «politically correct». E la resistenza più forte, a difesa della Chiesa di Cristo, viene proprio dai giovani cresciuti con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Se papa Bergoglio non ha fatto il «colpo» nei primi mesi di pontificato, è proprio per la presenza silenziosa e carismatica del «papa emerito», la cui autorevolezza ha frenato e intimidito lo spirito rivoluzionario.
Bergoglio ha scelto un’altra via.Si è scelto di picconare gradualmente e quotidianamente l’edificio sacro, anziché abbatterlo di colpo. Tuttavia i danni sono già enormi. Bergoglio, per esempio, ha sottratto alla Chiesa la sua missione di Kathécon, cioè di presenza che si oppone al dilagare del «mysteryum iniquitatis». Cioè all’Impero, all’ideologia anticristiana che ha deciso la cancellazione della legge naturale, della famiglia e della sacralità della vita (oltreché delle radici cristiane).
Fra gli applausi dei nemici di Cristo, Bergoglio ha accantonato la grandiosa opposizione di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II alla «dittatura del relativismo». Così ora la situazione sembra precipitare ogni giorno di più. C’è un impazzimento sempre più veloce delle società e degli individui.
Lo mostrano le vicende internazionali, ma anche le cronache di questi giorni, con tanti efferati delitti. E a quest’umanità precipitata in un abisso di follie, guerre, persecuzioni e atti di barbarie, la «nuova Chiesa» di Bergoglio si presenta con queste testuali parole affidate dal papa a Eugenio Scalfari: «Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene».
Se così fosse anche i più sanguinari tiranni sarebbero legittimati perché non fanno che perseguire la «propria idea» di bene. Nessuno potrebbe condannarli.
Se il Bene e il Male non sono oggettivi, tutto è lecito. È la notte del relativismo dove il Bene è quello che piace a me o ciò che uno Stato o un tiranno impongono. È solo la forza a decidere.
E non si può nemmeno più ricordare che incombe su tutti noi il giudizio divino. Infatti la «nuova Chiesa» di Bergoglio, si scaglia addirittura sulla Chiesa di sempre perché avrebbe «per lungo tempo trasmesso una fede impastata di paura. Che ruotava attorno al paradigma colpa/castigo». Così ora nessuno più griderà, come Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi, rivolto ai mafiosi: «Verrà un giorno in cui risponderete davanti al Giudice supremo» (anche Gesù aveva gridato: «Se non vi convertirete perirete tutti allo stesso modo». E ancora: «Guai a te Korazym! Guai a te, Cafarnao!»).
Al contrario la Chiesa di Bergoglio vuole eliminare la paura (cioè il timor di Dio) e tace al mondo la luce della Verità. Così l’umanità finisce nel baratro e «il papa non s’immischia». Del resto le quotidiane picconate di Bergoglio hanno preso di mira soprattutto la dottrina cattolica fondamentale: quella dei sacramenti che sono i pilastri della Chiesa. Quasi non c’è sacramento che non sia stato terremotato dai tanti «sperimentalismi dottrinali» vagheggiati da Bergoglio o dai suoi supporter che, se formalizzati, sarebbero per la Chiesa più devastanti di Lutero. Abbiamo per ora Lutero in affitto.
Il momento della verità sarà dunque l’ormai prossima Esortazione post-sinodale dove Bergoglio dovrà uscire dal guado. Se vuol essere Papa non può rinnegare la verità cattolica. Vale infatti ciò che Ratzinger scriveva anni fa sottolineando che il papa non può «imporre una propria opinione», deve «richiamare proprio il fatto che la Chiesa non può fare ciò che vuole e che anch’egli, anzi proprio lui, non ha facoltà di farlo: in materia di fede e di sacramenti, come circa i problemi fondamentali della morale», la Chiesa può solo «acconsentire alla volontà di Cristo». Se no si autodemolisce. Proprio come un Papa che ha abbandonato la propria Fede. Un Papa Apostata.

giovedì 26 maggio 2016

Giardino d'Infanzia

I ministri delle 28 nazioni NATO si sono incontrati a Brussels per un summit di due giorni, mentre veniva arruolata, come nuovo membro, il piccolo stato del Montenegro.
La NATO ha prevedibilmente discusso di Afganistan (una guerra che ha ignominiosamente perso), di Iraq (una guerra che il Pentagono ha ignominiosamente perso), di Libia (una nazione che la NATO ha trasformato in stato fallito, devastato dall’inferno delle milizie), di Siria (una nazione che la NATO, per mezzo della Turchia, vorrebbe invadere e che è già un inferno delle milizie).
Gli Afgani devono sentirsi rassicurati dal fatto che la missione NATO “Resolute Support”, più un “aiuto finanziario per le forze afgane”, assicurerà finalmente un perenne successo all'operazione “Enduring Freedom”.
I Libici devono sentirsi rassicurati dalle parole del segretario di figura della NATO Jens Stoltenberg, secondo cui:“dobbiamo essere pronti a sostenere in Libia il nuovo governo di Unità Nazionale”.
E poi c’è la ciliegina sulla torta NATO, descritta come “misure nei confronti della Russia”.
Stoltenberg ha doverosamente confermato, “Abbiamo già deciso di incrementare la nostra presenza avanzata nel settore orientale della nostra alleanza. I nostri strateghi militari hanno avanzato proposte (per dislocare) diversi battaglioni nelle differenti nazioni della regione. Non sono state ancora prese decisioni sui numeri e sulle località”.
Questi sedicenti “diversi battaglioni” non faranno perdere il sonno a nessun stratega russo. La vera “misura” è stata, la settimana scorsa, il dispiegamento in Romania del sistema Aegis Ashore, a cui ne seguirà un altro in Polonia nel 2018. A questo Mosca si era opposta con veemenza fin dai primi anni 2000. La spiegazione della NATO, secondo cui l’Aegis rappresenterebbe una difesa contro la “minaccia” dei missili balistici dell’Iran, non se la bevono neanche i bambini dell'asilo.
Ogni stratega russo sa che l’Aegis non è un sistema difensivo. Tutto questo cambia il gioco in maniera pericolosa, stiamo parlando della delocalizzazione della forza nucleare americana nell’Europa orientale. Non fa meraviglia che il Presidente russo Vladimir Putin abbia detto chiaro e tondo che la Russia risponderà “adeguatamente” ad ogni minaccia alla sua sicurezza.
Come volevasi dimostrare, l’inferno della Guerra Fredda 2.0 si è scatenato, ancora una volta.
Un ex vice comandante della NATO è andato su tutte le furie, e qualche testa un po’ più pensante si è chiesta quando mai Mosca, più prima che poi, ne avrebbe avuto abbastanza di tutti questi trucchetti e avrebbe incominciato a prepararsi per la guerra.
L’inutile Patriot
Sul fatto che nella Beltway [establishment politico di Washington DC, compresi uffici federali, lobbisti, consulenti e commentatori dei media, NdR], neoconservatori e neoliberali insieme, nessuno voglia una guerra calda con la Russia, ci si potrebbe quasi scrivere un libro. Quello che si vuole (rastrellare sempre più soldi per il Pentagono a parte) è alzare la posta ad un livello tale che Mosca, basandosi su un’analisi razionale dei costi-benefici, sia costretta a fare marcia indietro. Ma il prezzo del petrolio, alla fine del 2016, finirà inevitabilmente con l’aumentare e in questo scenario il perdente è Washington. Potremmo perciò aspettarci che la Fed, per cercare di invertire la tendenza, aumenti i tassi di interesse (ma i soldi continueranno ad andare tutti a Wall Street).
Confrontare l’attuale mobilitazione della NATO con quella pre-Seconda Guerra Mondiale o con quella della NATO stessa al tempo del Patto di Varsavia è fuorviante. La THAAD (Terminal High Altitude Area Defense, difesa d’area terminale ad alta quota NdT) e i missili Patriot sono inutili, secondo le stesse Forze di Difesa Israeliane (IDF), ecco perché hanno cercato di migliorarle con l’Iron Dome.
Intanto, questi nuovi “battaglioni” della NATO sono assolutamente insignificanti. La motivazione principale dietro tutte le mosse del Pentagono, guidato dal neo conservatore Ash Carter, continua ad essere quella di coinvolgere sempre più la Russia in Siria e in Ucraina (come se Mosca fosse attualmente implicata, o desiderasse esserlo, in un bel pantano ucraino); intrappolare la Russia in guerre per procura e svenarla a morte, privando lo stato russo del grosso degli introiti del settore petrolifero e del gas.
La Russia non vuole, e non ha bisogno, della guerra. Nonostante questo, la favola dell’“aggressione russa” non si ferma mai. Ed è per questo che è così illuminante ritornare su questo studio della Rand Corporation, che esamina che cosa succederebbe veramente in caso di guerra reale. La Rand, dopo una serie di simulazioni belliche effettuate nel 2015, aveva raggiunto una conclusione “univoca”: la Russia, se mai si dovesse arrivare ad una guerra vera e propria sul suolo europeo, è in grado di travolgere la NATO in appena 60 ore, se non meno.
La Rand Corporation è sostanzialmente un avamposto della CIA, una macchina da propaganda. Però non è propaganda affermare che gli Stati Baltici e l’Ucraina crollerebbero completamente in meno di tre giorni davanti all'esercito russo. In ogni caso, l’ipotesi che l’aggiunta della forza aerea della NATO e di qualche divisione corazzata possa fare una qualche differenza pratica è completamente falsa.
L’Aegis cambia i giochi nel senso che, in pratica, diventa un’area di lancio per la difesa missilistica americana. Pensate ai missili americani con un tempo di volo da Mosca veramente minimo, circa 30 minuti; per la nazione russa questa è una minaccia certa. Anche le forze armate russe sono state “univoche”: se si accertasse che la NATO, via Pentagono, fosse sul punto di fare qualcosa di stupido, ci sarebbe lo spazio per un attacco preventivo con gli Iskander-M dislocati in Transnistria, per distruggere i missili americani con le opportune armi di precisione.
Nel frattempo Mosca ha riscosso una straordinario successo – naturalmente non è ancora finita – in Siria. Così tutto quello che è rimasto al Pentagono, via NATO, è essenzialmente giocare la carta della tattica minacciosa. Sanno che la Russia è preparata alla guerra, certamente molto più preparata della NATO. Sanno che né Putin, né l’esercito russo indietreggeranno mai di fronte ad uno spauracchio da asilo infantile. E per quanto riguarda poi i toni conciliatori che il Cremlino ha sempre tenuto nei confronti di Washington, anche qui le cose potrebbero cambiare, e presto.
Dite ciao al mio S-500
L’esercito russo sta per iniziare i primi test sui prototipi del sistema di difesa antiaereo e antimissile S-500 Prometheus, conosciuto anche come 55R6M Triumfator M, in grado di distruggere ICBM, missili da crociera ipersonici ed aerei, anche oltre i  Mach 5 [5 volte la velocità del suono, NdR] e capace di localizzare ed attaccare simultaneamente fino a 10 testate di missili balistici in un raggio di 1300 km. Questo significa che l’S-500 può disintegrare i missili balistici prima che le loro testate rientrino nell'atmosfera.
Così, nel caso che la NATO cominci a menare il can per l’aia in puro stile Rand, l’S-500 azzererebbe completamente il potenziale aereo della NATO sopra gli Stati Baltici, mentre i missili anticarro Kornet di prima linea distruggerebbero tutte le forze corazzate della NATO. E non abbiamo neanche iniziato a prendere in considerazione l’inferno delle armi convenzionali.
Se le cose dovessero farsi serie, i missili anti-missile S-400, e sopratutto gli S-500 bloccherebbero tutti gli ICBM americani in arrivo, i missili cruise e gli aerei stealth [invisibili, NdR]. I droni da attacco verrebbero fermati dalle difese antidrone. L’S-500 manda praticamente nel bidone della spazzatura aerei come l’F-22 e il B-2.
In sostanza, la Russia, per quanto riguarda lo sviluppo dei missili ipersonici, è davanti agli Stati Uniti di almeno quattro generazioni, se si valuta la cosa in base all'evoluzione dei sistemi S-300, S-400 e S-500. Come ipotesi di lavoro potremmo chiamare il prossimo sistema, già sul tavolo dei progettisti, S-600. All'esercito americano, per sviluppare e mettere in produzione un nuovo sistema d’arma occorrerebbero almeno 10 anni, il che, in termini militari equivale ad una generazione. Ogni progettista del Pentagono in grado di pagarsi un fondo pensione, questo dovrebbe saperlo.
I missili russi (e cinesi) sono già in grado di mettere fuori uso i sistemi di guida satellitare degli ICBM nucleari e dei missili da crociera americani. Potrebbero anche neutralizzare gli allarmi precoci emessi da questa costellazione di satelliti. Il tempo di volo di un ICBM supersonico, lanciato per esempio da un sottomarino nucleare russo al largo della costa orientale americana, può essere inferiore ai 20 minuti. Per cui, un sistema di allarme precoce è assolutamente critico. Non contate sul fatto che gli inutili THAAD e i Patriot riescano a fare il loro lavoro. Ancora una volta, la tecnologia supersonica russa ha reso completamente obsoleto tutto il sistema di difesa antimissile, sia negli Stati Uniti che in Europa.
E allora, come mai Mosca è così preoccupata che il Pentagono possa dislocare il sistema Aegis così vicino ai confini della Russia? Una risposta plausibile potrebbe essere che Mosca è sempre preoccupata dal fatto che il complesso industriale-militare americano potrebbe sviluppare qualche sorta di missile anti-missile veramente efficace, anche se attualmente sono arretrati di almeno quattro generazioni.
Allo stesso tempo, gli strateghi del Pentagono hanno tutte le ragioni di essere preoccupati per quello che sanno, o che sospettano. Intanto l’esercito russo, in maniera molto asiatica, non scopre mai completamente le proprie carte. Bisogna ribadire ancora una volta il nocciolo della questione: l’S-500 è impenetrabile e permetterebbe alla Russia, per la prima volta nella storia, di lanciare il primo attacco nucleare, se mai decidesse di farlo, e di rimanere immune da rappresaglia.
Tutto il resto è solo un inutile bla-bla. Aspettatevi tuttavia che la narrativa ufficiale Pentagono/NATO rimanga la stessa. Dopo tutto, il complesso industriale-militare è un’Idra mangiasoldi e un nemico potente (il finto Califfato del Daesh non conta) è una vera e propria necessità.
La Teoria della Minaccia dice che la Russia deve accettare supinamente di farsi circondare dalla NATO, alla Russia non è permesso nessun tipo di risposta; in ogni caso, qualunque risposta verrà bollata come “aggressione russa”. Se la Russia si difende, questo viene “esposto” come una inaccettabile provocazione. E potrebbe anche fornire il pretesto per un attacco preventivo della NATO nei confronti della Russia.
E adesso lasciamo che gli strateghi del Pentagono/NATO se ne tornino diligentemente a giocare nel loro lussuoso giardino d’infanzia.

giovedì 19 maggio 2016

Amore

L'Amore.. è una parola difficile da spiegare...

Credo che l'amore sia qualcosa di veramente grande, la vera anima che rende viva la vita stessa, senza amore non esiste speranza e gioia.

Amore è l'antitesi dell'Odio, che domina la vita di tutti i giorni.

L'Amore è il motore che muove ogni cosa animata e non ed è capace di rendere vitale ciò che sta per morire..

L'Amore è la rugiada che bagna le piante all'alba, il sole che scioglie la neve, la pioggia che bagna i campi e li rende fecondi...

L'Amore è quell'essenza che fa battere il cuore dell'uomo e lo trasforma in un organo di carne...
L'Amore è il soffio divino che ci rende capaci di sentire oltre i cinque sensi...tutti, indistintamente ne sono capaci... tutti siamo stati creati per amare, non esiste uomo o, a maggior ragione, donna sulla terra capace di non riuscirci...

L'Amore è una potenzialità insita in noi, che cresce insieme alle nostre esperienze....
nessuno può decidere di non amare, perché anche quando pensiamo di non farlo, lo stiamo facendo...

La nostra vita vissuta con attenzione è già amore, ma esso è talmente vasto da comprendere tutto ciò che è visibile da occhio umano..

Si predilige in genere l'amore verso un'altra persona, uomo o donna, che sia... Quello è l'amore nostro, intimamente personale, che è capace di innalzarci fino al Cielo. Ma esiste una forma di Amore che trascende l'esperienza umana e che ti porta ad elevarti dalla miseria umana e da noi stessi...

L'Amore è meraviglioso, non è spiegabile, ma lo si può percepire se veramente lo si vuole....

L'Amore è la catarsi del peccatore che lo redime dalle ferite del peccato commesso..

L'Amore è fermarsi sul ciglio dell'autostrada e, scendendo dalla vettura, guardare il cielo stellato senza luna che ti fa sentire piccolo ed amato allo stesso tempo...

L'Amore è sentirsi ....nel vuoto in assenza di rumore....e percepire l'immensità di quello che è dentro di noi ed intorno a noi...

L'Amore è...senza aggettivi,....senza declinazioni.....Non lo si sente per quello che è, ma lo avvertiamo quando smettiamo di non ascoltare, di non vedere,..di non pensare...

L'Amore è la forma più bella di unione tra esseri senzienti, che ci fa piangere di gioia e di dolore allo stesso tempo...Unisce l'intero creato e ogni piccola nostra cellula in armonia, semplicità e bellezza....

Questo è...Amore


martedì 17 maggio 2016

America First!

Avevo iniziato a notare Donald Trump verso la fine di Settembre del 2015, dopo aver visto qualche suo intervento presso alcuni dibattiti televisivi del partito repubblicano (GOP: Grand Old Party come viene definito). All'inizio sembrava un'altro business man che entrava in politica per qualche interesse personale (l'italia ha anticipato molto dei trend moderni) cercando di ottenere visibilità per sostenere i suoi affari non sempre solidi. Ma un giorno ho visto qualcosa che mi ha lasciato completamente di stucco: la franchezza, l'approccio diretto ed il metodo, unito alla ferocia, nel demolire gli avversari.
Qualcosa non tornava nel suo modo di fare: diceva cosa che nessun candidato aveva mai osato dire, persino intaccare un incubo del mondo che ruota intorno all 11 settembre; l'attentato avvenuto sotto la presidenza Bush...
Attaccare a testa bassa la stessa dinastia Bush che ha disgregato l'America con guerre insensate e che ha mentito al suo popolo e al mondo su armi di distruzione di massa che non ci sono state "hanno mentito, sapendo di mentire"..
Attacchi diretti, indiretti e allusioni continue. Trump ha dimostrato di colpire dove fa più male al sistema di potere americano.
Ha distrutto la credibilità del competitore come il senatore Rubio facendo alludere ad una storia mai confermata in cui sembra che il candidato di origini cubane fosse un gay escort e che faceva festini ed orge in una nota discoteca di Miami Beach guidata da una Drag Queen famosa negli anni novanta.
Guarda caso la stessa discoteca coinvolta di un giro di spaccio di droga e di un noto cartello messicano di trafficanti con strani e oscuri legami con la famiglia Bush ( il fratello dell'ex presidente George, Jebb Bush, è stato governatore della Florida proprio durante le contestatissime elezioni presidenziali del 2000 in cui solo la mattina dell'11 Settembre del 2001 il New York Times aveva pubblicato un indagine approfondita nella quale si confermava che quelle elezioni le aveva vinte il candidato democratico Gore).
Ha spazzato via, dosando in maniera crescente attacchi diretti ( Ted Liar; Ted il bugiardo) ed indiretti al senatore Ted Cruz, alludendo ad uno strano coinvolgimento del padre del senatore Texano, esule cubano, nel giorno dell'assassinio di Kennedy del 22 Novembre 1963.
Insomma un personaggio sicuramente molto estroverso, ma certamente aiutato, ed anche parecchio, da settori occulti e potenti almeno di una parte dello stato profondo Americano. Non a caso il suo discorso di politica estera lo ha tenuto presso uno dei più esclusivi think tank della politica Americana gestito dai seguaci di Kissinger. E proprio lo stesso Kissinger ultimamente ha dato il suo "Endorsement" proprio al Magnate di New York.
Non è un caso.
Anzi è più di un indizio che qualcuno o qualcosa, sotto le spesse coltri del potere americano, abbia deciso di sferrare un attacco in pieno stile proprio contro l'attuale struttura di potere che si è attorcigliata intorno alla Casa Bianca di Obama, prendendola in ostaggio, con un gruppo di potere che passa con il nome di "neocon" o "Neo Conservatori"; gli stessi per intenderci che hanno distrutto l'area Mediorientale con le guerre multiple dirette ( Iraq ed Afganistan) ed  indirettamente con le primavere arabe ( Tunisia, Libia, Egitto) e con guerra per procura (Siria), tutte a favore dei loro mandanti: Israele ed il gruppo di potere Sionista che ha reso quello stato peggio del Sud Africa dell'apartheid
Per cosa poi? Utilizzando la potenza economica e militare Americana, hanno fatto fare il lavoro sporco agli USA, ma hanno lasciato il paese con macerie umani e materiali immense: i veterani di guerre lontane e dispendiose, abbandonati come semplice carne da cannone; infrastrutture obsolete e fatiscenti che hanno urgente bisogno di lavori di ammodernamento; sistema sociale collassato; economia guidata dagli equivalenti neocon politici su wall street ( Goldman Sachs in .primis) che hanno sventrato la finanza e abbattuto l'economia indebitando a dismisura verso il limite del collasso il paese; povertà diffusa e disoccupazione imperante.
La presidenza Obama, seguendo i dettami dei neo con e della fanatica Hilary Clinton, hanno distrutto oltre 50 anni di politica estera mediorientale messa in piedi proprio da Kissinger sotto Nixon.
Risultato? Discredito degli Usa e ottimi affare per Israele.
Per questo il potere economico primigenio Americano (raggruppati introno ai vecchi Wasp) hanno deciso che era venuto il momento di dire basta e hanno orchestrato la campagna di Trump come la lancia e l'ariete per sfondare verso la Casa Bianca e riprendere il paese riportandolo verso gli interessi Americani e non esteri, israeliani o cosa.
Non so se il magnate di New York ce la farà o meno; ma è il primo vero tentativo di spazzare i parassiti esogeni che hanno portato il mondo sull'orlo del baratro ed ancora possono farlo, in una insana logica messianica di Sansone e dei suoi Filistei.
Riportando gli interessi Americani al centro dell'Agenda politica estera ed interna, la presidenza Trump toglierebbe il terreno sotto i piedi delle guerre neo coloniali e, sopratutto, lascerebbe Israele solo contro i nemici che è riuscito a crearsi, a cominciare da Assad che ha un dente avvelenato contro di loro e gli farà pagare amaramente la loro ingerenza nel suo paese.
Per questo il nostro "Endorsment" lo facciamo proprio a Trump, sperando che tolga benzina sul fuoco della guerra che l'attuale presidenza sta alimentando fino alle estreme conseguenze.
L'Alternativa è mandare alla Casa Bianca una fanatica pronta a schiacciare il bottone nucleare proprio a favore dei Sionisti di Israele; e al momento è proprio una guerra quella che dobbiamo evitare di subire. Per questo gridiamo forte; "America First!".


giovedì 12 maggio 2016

Bitzkrieg NATO e Clinton



1030841619In attesa dell'incoronazione del proprio "Manchurian Candidate" Hilary Clinton il prossimo Novembre alla presidenza degli Stati Uniti (Trump permettendo), l'establishment del complesso militare Industriale sta preparando il "martello di Thor", il colpo di primo attacco militare (anche Nucleare se necessario) contro la Russia, come una vera e propria Blitzkrieg il cui braccio esecutivo sarà la Nato.

Infatti da oltre un decennio gli investimenti del Pentagono si limitano alle armi offensive progettate per l’invasione di altri Paesi. Per esempio, chi ha bisogno di aerei stealth per difendere il proprio territorio? Washington è l’unica proprietaria di portaerei nucleari scortate da decine di incrociatori, cacciatorpediniere, navi d’assalto anfibio e sottomarini d’attacco nucleare in grado di attaccare qualsiasi punto del globo. Gli Stati Uniti dispongono anche di una flotta di oltre 500 aerei cargo pesanti specificamente progettati per il trasporto di divisioni corazzate a decine di migliaia di chilometri dal continente americano. La Russia, circondata da basi della NATO, è vista da Washington come un enorme bottino dato il vasto territorio sul quale il 60% delle risorse minerarie della Terra, acqua potabile, terreni agricoli e foreste si trovano. Dal crollo dell’URSS, quando gli Stati Uniti rimasero l’unica superpotenza del mondo, nacque il modulo con cui Washington propone l’invasione militare di un altro Paese.In primo luogo si crea una psicosi tra l’opinione pubblica secondo cui il Paese bersaglio è sul punto di attaccare e occupare i vicini. Quando in realtà l’esercito statunitense invade il Paese bersaglio, il processo di guerra psicologica viene condotto intensamente dai media asserviti, che presentano l’aggressione militare degli USA volta ad eliminare la minaccia di uno Stato che minaccia i vicini. Per gli Stati Uniti, in realtà la “guerra fredda” non è mai finita, e negli ultimi due anni hanno innescato una guerra psicologica contro la Russia obbligando l’UE e altri Stati vassalli ad imporle sanzioni economiche. Per impedire che l’influenza russa si espanda dopo il successo in Siria, gli Stati Uniti devono accelerare i preparativi per attaccare la Russia. Eppure Barack Obama, anatra zoppa, non può decidere nulla e si presume che il prossimo presidente degli Stati Uniti deciderà. 
Gli Stati Uniti non pensano a uno sbarco nell'Estremo Oriente della Russia. Invece, proprio come Napoleone o Hitler, intendono occupare la capitale strategica della Russia, Mosca. 
Il piano iniziale era che l'”euromaidan” degli Stati Uniti includesse l’Ucraina nella loro sfera d’influenza e che le basi navali russe in Crimea passassero alla Marina degli Stati Uniti e l’Ucraina divenisse membro della NATO. L’invasione della Russia fu fissata dal territorio dell’Ucraina. Avrebbe preso in considerazione Lugansk, ad esempio, a soli 600 km da Mosca. Il piano iniziale fu ribaltato dal referendum che decise la riunificazione della Crimea con la Russia e, successivamente, dalla guerra civile nel Donbas, impedendo agli statunitensi di lanciare qualsiasi aggressione militare contro la Russia dall'Ucraina.

Pertanto, il piano degli Stati Uniti è stato rivisto e gli Stati baltici sono destinati ad essere la nuova zona di partenza dell’offensiva. Perciò gli Stati Uniti fanno ultimamente pressione su Svezia e Finlandia per aderire alla NATO, il cui territorio potrebbe essere utilizzato per le manovre contro la Russia. Mosca è a soli 600 km dal confine con la Lettonia e non è protetta da eventuali barriere naturali che ostacolerebbero qualsiasi invasione da un punto di vista militare. Presumibilmente per “scoraggiare” la Russia, il Pentagono ha ampliato la spesa militare con la campagna anti-russa nei Paesi europei confinanti Russia. Gli Stati Uniti hanno anche schierato l’ennesima brigata corazzata negli Stati baltici e in Polonia, violando così l’Atto istitutivo del trattato Russia-NATO del 1997, oltre ad aumentare la flotta statunitense da 272 a 350 navi da guerra. Pertanto, il piano strategico del Pentagono potrebbe includere una blitzkrieg sotto il comando della NATO, con armi convenzionali, da Stati baltici e Polonia direttamente su Mosca.

La sconfitta della Russia verrebbe seguita da un cambio della leadership politica rappresentata da Vladimir Putin e dal graduale ritiro delle forze, lasciando parti di territorio russo occupato da Lettonia, Estonia e Ucraina. Il confine occidentale della Russia passerebbe lungo la linea da San Pietroburgo a Velikij Novgorod, Kaluga, Tver e Volgograd. La rapida modernizzazione dell’esercito cinese, che può comportare seri problemi a Stati Uniti ed alleati nel Pacifico occidentale, spingerebbe il Pentagono a non schierare tutti i mezzi da combattimento disponibili in Europa. 1/3 delle forze militari statunitensi sarebbe tenuto in riserva nel caso di un attacco a sorpresa da parte della Cina.

Qualsiasi invasione militare della Russia potrebbe avere successo per gli USA entro il 2018, dopo di che le possibilità di successo calano drammaticamente, data la perdita del Pentagono della superiorità tecnologica in molti settori rispetto esercito russo e alla possibilità che il conflitto diventi globale con l’uso di armi nucleari.



L’esercito russo si concentra sulla difesa. Ha intercettori ad alte prestazioni e sistemi missilistici antiaerei altamente mobili in grado di rilevare e distruggere gli aerei di 5.ta generazione degli USA. Pertanto, i militari degli Stati Uniti, sostenuti dalla NATO, non potranno avere la supremazia aerea. Con grande sforzo, potrebbero ottenere una superiorità aerea parziale per brevi periodi in alcune zone presso il confine con la Russia, con una striscia dalla profondità di 300 km. Per creare zone di volo sicure laddove i sistemi antiaerei russi sono attivi, gli statunitensi sarebbero costretti ad inviare una prima ondata d’attacco di 220 velivoli (15 bombardieri B-2, 45 F-35, 160 F-22A). Con due compartimenti aerodinamici, un B-2 può trasportare 16 bombe a guida laser GBU-31 (900 kg), 36 cluster bomb CBU-87 (430 kg) o 80 bombe GBU-38 (200 kg). I velivoli F-22A possono essere armati con 2 bombe JDAM (450 kg) o 8 bombe da 110 kg. 
Uno dei principali ostacoli sono i missili anti-radar AGM-88E degli statunitensi con un raggio d’azione di 140 km, troppo grandi per entrare nei vani di F-22A ed F-35 (lunghezza 4,1 m, coda di 1m) e se sono attaccati ai piloni subalari compromettono immediatamente l'”invisibilità” di questi aerei. Gli obiettivi predominanti della prima ondata sarebbero aeroporti e sistemi per le zone di esclusione A2/AD russi. Per l’F-22A, i rapporti del Pentagono mostrarono soddisfazione per i risultati dell’F-117 (primo velivolo di 5.ta generazione) nella prima campagna del Golfo e in Jugoslavia. Il Pentagono quindi originariamente ordinò 750 F-22A per sostituire l’F-16 dell’US Air Force, ma una volta che l’intelligence militare statunitense scoprì che la Russia aveva testato con successo il radar anti-stealth 96L6E contro l’F-117, il Pentagono ridusse l’ordine a 339 F-22A. Mentre gli statunitensi sviluppavano e testavano l’F-22A, i russi ne avevano già creato l’antidoto, cioè il sistema missilistico S-400 che utilizza apparecchiature di rilevamento a più componenti, come il 96L6E. In fine, solo 187 F-22A sono stati prodotti. A complicare il compito della difesa aerea russa, oltre ad affrontare gli aerei di 5.ta generazione vi sono 500-800 missili da crociera su navi e sottomarini statunitensi dispiegati nel Mar Baltico. Le possibilità che tali missili da crociera raggiungano i loro obiettivi sono piccole, avendo la Russia circa 250 caccia a lungo raggio MiG-31 in grado di raggiungere una velocità di Mach 2,83 (3500 km/h) specializzati nell’intercettare aerei AWACS E-3 Sentry e missili da crociera. I radar dei MiG-31 possono rilevare obiettivi a una distanza di 320 km e seguirne 24 contemporaneamente, 8 dei quali possono essere attaccati contemporaneamente con missili R-33/37 dalla gittata di 300 km e Mach 6 di velocità. 
Allo stesso tempo, F-18, F-15E, B-52 e B-1B degli Stati Uniti possono lanciare, senza avvicinarsi al confine con la Russia (anche senza entrare nel raggio d’azione dei missili S-400), mini missili da crociera AGM-154 o AGM-158 con raggio d’azione tra i 110 e i 1000 km. Possono colpire le navi da guerra della Flotta del Baltico e le batterie dei missili superficie-superficie 9K720 Iskander (gittata 500 km) e OTR-21 Tochka(gittata 180 km). Nel migliore dei casi, l’efficacia di tale prima ondata potrebbe neutralizzare il 30% della rete dei radar di sorveglianza aerea della Russia, il 30% dei battaglioni S-300 e S-400 schierati tra Mosca e il confine con i Paesi baltici, il 40% dei sistemi C4I automatizzati (particolarmente i componenti per il disturbo radar), nonché aeroporti bloccando 200 aerei ed elicotteri, danneggiando così il sistema di gestione operativa russo, ecc. Tuttavia, le perdite previste da statunitensi ed alleati possono raggiungere il 60-70% di aerei e missili da crociera entrati nello spazio aereo russo nella prima ondata.

Ma qual è il maggiore ostacolo alla conquista della supremazia aerea?
Intorno alle città di San Pietroburgo e Kaliningrad, i russi hanno creato due sistemi C4I automatizzati (dotati di comando, controllo, comunicazioni, computer, intelligence e interoperabilità automatici) avendo la supremazia per impedire la guerra radio-elettronica condotta dai sistemi di sorveglianza terrestri, aerei e cosmici statunitensi. Tra gli altri, l’equipaggiamento C4I comprende i SIGINT e COMINT Krasukha-4 (che può intercettare tutte le reti di comunicazione). Il Krasukha-4 può anche impedire la sorveglianza radar dei satelliti militari Lacrosse e Onyxstatunitensi, dai radar installati negli Stati limitrofi o montati sugli aerei da ricognizione statunitensi AWACS, E-8C, RC-135 e sui velivoli senza equipaggio Northrop Grumman RQ-4 Global Hawk. L’esercito russo è dotato di sistemi di disturbo dei sensori optronici dei sistemi di guida laser, GPS ed infrarossi di bombe e missili del nemico. Tali sistemi sono relativamente poco numerosi, ma possono impedire importanti obiettivi al nemico. La diffusione dei sistemi C4I russi permette anche la creazione di due zone di esclusione (area anti-accesso/d’interdizione A2/AD), impenetrabili alle forze della NATO. Inoltre, i C4I sono integrati in due battaglioni con missili antiaerei a lungo raggio S-400 e a diverse batterie mobili di sistemi a corto raggio Tor-M2 e Pantsir-2M. Per impedire l’invasione occidentale, la Russia avrebbe iniziato a sviluppare l’integrazione dei sistemi automatizzati C4I, EW e A2/AD da San Pietroburgo al confine con gli Stati baltici alla regione di Kaliningrad. 
Il sistema S-400 può seguire ed attaccare 80 bersagli aerei dalla velocità di 17000 km/h a una distanza di 400 km, utilizzando le informazioni da radar e sensori satellitari multispettrali. La Russia dispone di 20-25 battaglioni con 8×40 sistemi di lancio ciascuno per missili S-400 (circa 180 installazioni di lancio di S-400). Otto battaglioni S-400 si trovano intorno a Mosca e uno in Siria. La Russia potrebbe portare gli altri battaglioni di S-400 al confine con gli Stati baltici o posizionarli in Bielorussia con 130 battaglioni di S-300 dotati di 1100 installazioni di lancio di S-300 (dalla gittata di 200 km) che, anche se più vecchi rispetto agli S-400, sono resistenti alle interferenze, e possono essere aggiornati allo standard PMU-1/2 equipaggiandoli con il radar 96L6E. L’S-500, un modello più avanzato dell’S-400, è in fase di test e inizierà ad entrare nell’esercito russo nel 2017.
 Per via delle numerose ed assai efficienti attrezzature SIGINT e COMINT, anti-radar, anti-optronico e anti-GPS della Russia, la NATO non potrà avere la supremazia nelle guerre radio-elettroniche. Va ricordato come i sistemi automatizzati C4I, EW e A2/AD della Russia in Siria hanno impedito alla coalizione anti-SIIL degli USA di scoprire quali obiettivi dei terroristi sarebbero stati attaccati dai bombardieri russi. Nel caso di un attacco della NATO alla Russia, nella prima ondata gli Stati Uniti colpirebbero il 60 – 70% di obiettivi falsi sul territorio russo. I velivoli di disturbo EF-18 e le navi dell’US Navy di stanza nel Mar Baltico proteggerebbero la successiva ondata di attacchi aerei degli Stati Uniti. Ma per via della debole supremazia aerea dalla prima ondata, i successivi attacchi della NATO sarebbero caratterizzati da perdite sempre più pesanti. La forza aerea statunitense è composta da 5000 aerei ed elicotteri appartenenti ad Air Force, Navy e Marines che sarebbero affiancati dai 1500 aeromobili degli alleati della NATO.
Da questa analisi operativa, frutto di studi del comando degli Stati Maggiori Riuniti degli Stati Uniti, si evince chiaramente che la fase finale dell'attacco alla Russia è stata avviata. La finestra di utilizzo si sta rapidamente chiudendo ( non oltre 18 mesi da oggi) ed i preparativi sono iniziati da un pezzo.
La disperazione americana si intravvede anche dal fatto che nella progettata Blitzkrieg contro la Russia si prevede di perdere fino al 60-80% della propria forza offensiva aerea ed almeno un 50%-60% delle forze di terra dei 2/3 di tutte le forze armate e navali Statunitensi! 

Questo indica a che punto si stanno spingendo per impedire agli altri paesi ( Russia e Cina in primis) a superare gli USA come egemonia globale. E questo è il motivo per cui  Trump alla Casa Bianca è auspicabile: si eviterà una guerra mondiale dagli esiti imprevedibili e per cui la Clinton è una pericolosissima fanatica da fermare.

lunedì 9 maggio 2016

E-mail di troppo


Un intrigante rapporto del Consiglio di Sicurezza che circola al Cremlino suggerisce che una “guerra verbale” sia scoppiata tra il Direttore del Servizio di Sicurezza Federale (FSB) Aleksandr Bortnikov e la Presidentessa del Consiglio della Federazione Valentina Matvienko sulla questione della diffusione ai media occidentali di decine di migliaia di e-mail classificate top secret ottenute dall’Intelligence Estera (SVR) dal computer (server di posta elettronica) privato ma non protetto dell’ex-segretaria di Stato e candidata presidenziale degli USA Hillary Clinton. 
Secondo il rapporto, dal 2011 gli analisti della SVR hanno seguito “seriamente” l’hacker rumeno Marcel Lazar Lehel (alias Guccifer) dopo che aveva tentato, senza successo, di entrare nel sistema informatico della Rete TV della Federazione Russia Today. A seguito del monitoraggio del SVR sugli hacker internazionali, continua il rapporto, le attività di Guccifer furono seguite e registrate (sia fisicamente che elettronicamente) permettendo agli analisti dell’intelligence, nel 2013, non solo di rilevare la violazione del computer privato della segretaria Clinton, ma di copiarne tutto il contenuto. Poco dopo che il SVR aveva ottenuto decine di migliaia di messaggi di posta elettronica classificati top secret dal computer privato della segretaria Clinton, nota la relazione, la presidentessa di RT Matvienko ne autorizzava personalmente la pubblicazione “parziale”, il 20 marzo 2013, pubblicando l’articolo “Piratate le email su Bengasi di Hillary Clinton: articolo completo, ma che i media mainstream occidentali quasi ignorarono all’epoca. Non fu che lo scorso gennaio (2016) che i media statunitensi riferivano della fuga sulle e-mail della segretaria Clinton, quando Vice News pubblicava l’articolo intitolato Petrolio libico, oro e Gheddafi: la strana email di Sidney Blumenthal ad Hillary Clinton del 2011 che confermava il rapporto del 21 agosto del 2014 su ciò che realmente spinse la segretaria Clinton ad ordinare la distruzione della Libia. 
Il direttore dell’FSB Bortnikov era “assai furioso” verso la presidentessa Matvienko per l’autorizzazione della pubblicazione dei messaggi di posta elettronica della segretaria Clinton, per via dei timori che gli statunitensi potessero scoprire la fonte originale della violazione al sistema, come gli Stati Uniti fecero esattamente aiutando il governo rumeno nelle indagini che provocarono l’arresto di Guccifer in Romania, il 22 gennaio 2014, perseguito anche negli Stati Uniti a giugno dello stesso anno. Dopo l’arresto, Guccifer fu condannato per pirateria informatica a 7 anni di carcere in Romania. Nel marzo (2016), il rapporto continua, la presidentessa Matvienko “suggeriva” ai “colleghi” che, per via delle “opinioni” del Presidente Putin favorevoli al candidato presidenziale Donald Trump, il Consiglio di Sicurezza della Federazione doveva considerare la pubblicazione di tutte le mail top secret della segretaria Clinton, nel tentativo di aiutarlo contro una persona (Hillary Clinton) le cui catastrofi globali sono ben documentate e che è anche “odiata” dal popolo russo.

Pochi giorni dopo che la presidentessa Matvienko aveva espresso il suo pensiero al Consiglio di Sicurezza sulle email della segretaria Clinton, l'amministrazione di Obama, il 31 marzo scagliava Guccifer dalla cella in Romania agli Stati Uniti dove rimane imprigionato in attesa di un processo o di una trattativa su ciò che sa dei fatti nascosti al popolo statunitense. Dopo che la presidenza Obama ha preso Guccifer in Romania,  gli Stati Uniti lanciavano un contrattacco disinformativo contro la Federazione diffondendo, il 15 aprile, i documenti trattati dalla CIA denominati Panama Papers, diffondendo accuse infondate e non documentate contro molti uomini d’affari e politici della Federazione, e che l’FSB descrive come “avvertimento” al Cremlino che la pubblicazione di messaggi di posta elettronica classificati top secret della segretaria Clinton creerebbe ancor più danni al popolo russo. Anche se il rapporto del Consiglio di Sicurezza non dimostra in modo conclusivo chi vincerà questo braccio di ferro sulla pubblicazioni delle email top secret della segretaria Clinton, porrebbe alcune domande sull’effetto che potrebbero avere (se pubblicate) non solo sulle presidenziali negli Stati Uniti, ma anche sulle relazioni USA-Russia.
In definitiva sono sempre e-mail di troppo.
usru4

mercoledì 4 maggio 2016

Civiltà Senza Cristo

"La stragrande maggioranza degli intellettuali conservatori ha una visione della vita laica. Essi non si rendono conto del disastro a cui l’ateismo ha portato in Occidente”. Questi conservatori a-religiosi credono che “l’America può sopravvivere alla morte di Dio e della religione”, ma  sbagliano. La religione di un popolo, la sua fede, crea la sua cultura, e la sua cultura crea la sua civiltà. E quando una fede muore, muore la cultura, muore la civiltà – e anche quel popolo comincia a morire"

Che la civiltà occidentale sia giunta al suo capolinea epocale – o nel suo vicolo cieco – , è sensazione comune anche fra gli atei: crisi terminale del capitalismo che non sa come uscirne avendo consumato tutta la valigia dei trucchi, degrado morale e dissociazione sociale, consunzione dell’individualismo edonista in nichilismo e voglia di morte. Le nuove “conquiste” e i “diritti” per cui si battono gli ultimi progressisti non hanno la forza di ottimismo delle vecchie “magnifiche sorti e progressive” della grandi loro ideologie: sono conquiste mortuarie e funebri, l’aborto, l’eutanasia, i “matrimoni” spettrali fra funerei invertiti.

Masse atomizzate e ormai disorientate di desideranti, consumatori insaziabili di prodotti-standard e i loro “dirigenti” e psico-poliziotti del progressismo. Rigettano con furia, con rabbia pazza, e perciò sospetta perché ne hanno terrore, è il risultato della deriva dell'Occidente senza Cristo. Oggi nessuna grande nazione dell’Occidente ha una natalità capace di scongiurare l’estinzione dei suoi nativi. Per la fine del secolo, altri popoli ed altre culture avranno in gran parte ripopolato il Vecchio Continente. L’Uomo Europeo pare destinato a finire come le 10 tribù perdute di Israele: superate in numero, assimilate e scomparse. E mentre i popoli europei, Russi, Tedeschi, Britannici, Baltici, calano in numero, la popolazione dell’Africa, stima l’ONU, raddoppierà in 34 anni, giungendo a due miliardi.
Come ha scritto G.K. Chesterton, quando gli uomini cessano di credere in Dio, non è che da allora non credono in nulla; è che credono a qualunque cosa.

Che cosa ha fatto la fede? Guariamo ai secoli passati.

Quando, dopo la caduta dell’impero romano, l’Occidente abbracciò il cristianesimo come fede superiore a tutte le altre – in quanto il suo fondatore era il Figlio di Dio – l’Occidente è andato avanti a creare la civiltà moderna, e poi è uscito alla conquista del mondo conosciuto.

Oggi però, con il cristianesimo morto in Europa, e lentamente morente in America, la cultura occidentale diventa sempre più corrotta e decadente, e la civiltà occidentale è visibilmente in declino. Tutti gli imperi dell’Occidente sono svaniti, e i figli dei popoli un tempo soggetti attraversano il Mediterraneo per ripopolare i paesi materni, i cui abitanti nativi invecchiano, calano e muoiono. Dal 1975, due sole nazioni europee hanno mantenuto un tasso di natalità sufficiente a tener vivi i loro popoli: l’Albania musulmana e l’Islanda. Date le popolazioni che rimpiccioliscono e le ondate di immigrati che arrivano dall'Africa e dal Medio Oriente, prima della fine del secolo si può prevedere un’Europa islamica.

Vladimir Putin, che ha visto da vicino la morte del marxismo-leninismo, sembra capire l’importanza cruciale del cristianesimo per la Madre Russia; cerca di far rivivere la Chiesa ortodossa e di iscrivere il suo codice morale nella legislazione della Russia.

E che dire dell’America, il “Paese di Dio”? Il cristianesimo è stato scomunicato dalle scuole e dalla vita pubblica da due generazioni; l’insegnamento del Vecchio e Nuovo Testamento rigettato per legge; e da allora abbiamo assistito a un declino sociale sorprendentemente ripido. Dagli anni ’60 l’America ha toccato nuovi record in fatto di aborti, delitti violenti, carcerazioni, consumo di stupefacenti. Lo Aids non è comparso che dopo gli anni ’80, ma centinaia di migliaia ne sono già morti, e milioni soffrono di questa e delle patologie connesse. Il 40 per cento delle nascite in Usa avvengono fuori dal matrimonio. Per gli ispanici, il tasso di nascite illegittime è oltre i 50%; per i neri, oltre il 70. Nelle scuole superiori americane i punteggi degli studenti scendono di anno in anno, e si avvicinano ai dati del Terzo Mondo. Il suicidio sta crescendo come causa di morte fra i bianchi di mezza età; e le visioni laiche non hanno risposta alla domanda: ‘perché non farlo?”.

Come ha scritto Samuel Johnson: “E’ piccolissima la parte di sofferenze del cuore umano che leggi e re possono curare”. Nessuna politica laica può curare la malattia dell’anima dell’Occidente: la perdita della fede, perdita che appare irrecuperabile

La diagnosi enunciata con tanta franca semplicità è proprio questa: la nostra civiltà è al capolinea perché ha rifiutato la fede. Quella cristiana, specificamente. L’odio irrazionale, sbavante, che il progressismo radicale vigente tributa a Vladimir Putin è il presentimento che la salvezza della civiltà richieda una “rettificazione”, l’adesione a un codice morale quotidiano, a dogmi esigenti fondati nella storia del popolo, la rinuncia all'edonismo microscopico e pullulante; la fine della vacanza dell’edonismo dozzinale e standard a cui le masse atomizzate europee si credono (son fatte credere) “liberate”, emancipate dai “dogmi e tabù”.

E’ comicamente sintomatica, per contro, l’adorazione che i progressisti terminali tributano a papa “Francesco”, come lo chiamano affettuosi: proprio mentre questo è impegnato freneticamente a diroccare l’edificio che ha creato la civiltà, la moralità civile, la cultura, i nobili costumi (la Cavalleria) oggi stracciati e calpestati, a smontare la Chiesa de-desacralizzandola, per farla diventare un’ausiliaria della religione generica adatta al governo unico mondiale – questi miscredenti smarriti aspettano da ‘Francesco’ una via d’uscita al capolinea in cui si sono cacciati. Son diventati clericali, ad ogni occasione citano le frasi di “Francesco”: ovviamente le più anticristiane, tipo “chi sono io per giudicare?”. Bevono da lui il loro nuovo catechismo, che li conferma nella “fede” laica. Spettacolo triste e mortuario anche anche questo.

Adesso l’Occidente abbraccia le fedi più nuove: egualitarismo, democratismo, capitalismo, femminismo, ambientalismo, mondialismo. Anche queste danno significato alle vite di milioni; ma anche queste sono sostituti inadeguati della fede che ha creato l’Occidente. Ciò, perché manca a loro la cosa che il cristianesimo ha dato all'uomo: una causa non solo per la quale vivere, e per la quale morire, ma un codice morale con cui vivere tutti i giorni – con la promessa che, termine di una vita vissuta secondo quel codice, viene la vita eterna.
L’Islam fornisce questa promessa. Il secolarismo, non ha niente da offrire che eguagli una simile speranza.

Ma nonostante tutto, in questi tempi, con “questa” Chiesa in dissoluzione, con un cattolicesimo che ha rinunciato alla missione e preti che insegnano la “pastorale ecumenica”, ci son giovani che vengono chiamati. 
Vengono scelti ad uno ad uno, ricevono chiamate attraverso incontri e messaggi che è impossibile raccontare, perché sono inequivocabilmente soprannaturali. Dopo aver risposto alla chiamata, all'incontro con una persona mai più incontrata, essi riscoprono tutto: intendo tutto il cattolicesimo. Tradizionale, tomistico, liturgico e gregoriano, quello abbandonato dalla Chiesa gerarchica.
La piccola Fede verrà travolta dalla persecuzione imperante. Ma percepisco e vedo che Cristo sta chiamando uno per uno quelli che la ricostruiranno, in un futuro molto prossimo.

Ci sarà una civiltà, anche nel domani che non vedrò, dopo la catastrofe. I cristiani saranno forti allora. Ci sarà un impero cristiano, come dicono alcune profezie – non una repubblica. Per gettare negli inferi la Civiltà senza Cristo una volta per tutte.



martedì 3 maggio 2016

Candidata Perfetta


Hillary Clinton, con le vittorie nelle primarie, corre spedita verso le elezioni presidenziali di Novembre

Ma chi è realmente Hillary Clinton. Come si è formata? Quali sono i suoi riferimenti culturali?

Hillary è nata nel 1947, in una famiglia repubblicana del ceto medio conservatore, dominata da un padre esigente che sembra averle trasmesso le sue ambizioni irrealizzate. La sua filosofia di base è sempre stata quella del lato aggressivo e individualistico del sogno americano: se si tenta con la forza, si va avanti. Questa visione implica uno scarso rispetto per coloro che non ce la fanno. Hillary si sente a proprio agio con i miliardari e loro si sentono a proprio agio con lei. Metodista, mostra la sua religiosità usandola come mezzo di auto-aiuto. Il suo primo impegno politico è stato con un accanito sostenitore dell’estrema destra repubblicana: il senatore Goldwater.
Mentre era Segretario di Stato, la Clinton ha aperto uno dei più feroci periodi della politica estera americana, a cominciare dalla Libia. Qual è stato il suo ruolo nella destabilizzazione del Medio Oriente?

Il suo ruolo è stato enorme. Se c’è un’opzione militare, lei la sostiene. Ha votato per l’invasione dell’Iraq nel 2003 ed è orgogliosa di rivendicare la propria responsabilità nella disastrosa guerra libica in quanto ha eliminato un dittatore: se le cose in Libia sono andate male è perché gli Stati Uniti avrebbero dovuto fare di più e non di meno. Ha sempre chiesto un intervento aggressivo contro Assad in Siria e la sua ostilità nei confronti dell’Iran è senza limiti. Tutto questo l’ha resa cara ai sostenitori di Israele, come il miliardario Haim Saban. In breve , ha completamente adottato la posizione dei “neocon”: qualsiasi nemico di Israele è un nemico degli Stati Uniti, e il suo regime deve essere o rovesciato o suddiviso in pezzi . La sua politica in Medio Oriente è di allineamento totale con Israele, che non impedisce un forte attaccamento all’Arabia Saudita, reso possibile grazie alla sua assistente Huma Abedin.

Hillary Clinton si distingue per la sua politica fortemente anti-russa. Da dove viene questa impostazione ideologica?

È la politica estera che nasce dal lato aggressivo del sogno americano. L’America è la migliore, la più forte ed è sicura di prevalere se usa la forza. La Clinton crede che se gli Usa agiscono sono destinati a vincere. Per quanto riguarda la Russia, Hillary ha completamente sottoscritto la visione dominante a Washington, ovvero che l’America “ha vinto la Guerra Fredda”. Ciò crea un’opinione arrogante: che gli Stati Uniti, dopo aver vinto la Prima Guerra Mondiale, la seconda e infine la Guerra Fredda, sono destinati a vincere. L’ideologia di Hillary serve perfettamente gli interessi del complesso militare-industriale e quelli finanziari che traggono profitto da esso. La sua ostilità nei confronti della Russia è in parte un residuo della Guerra Fredda, quando la forza militare degli Stati Uniti è stata costruita avendo Mosca come nemico. Ma penso che sia molto più un prodotto di ostilità innata nei confronti di ciò che non è americano o che non riconosce l’egemonia americana.  Nel 1990, il presidente russo Boris Eltsin era totalmente asservito al presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton. L’arrivo di un leader russo che guarda principalmente agli interessi della Russia è stato sentito a Washington come un tradimento della storia. Abbiamo vinto, oppure no? Hanno perso loro, vero? Allora chi è questa nullità che chiede un “mondo multipolare”?

Vladimir Putin è un chiaro ostacolo alla tacita politica (ma dimostrata sotto Eltsin) di acquisire il controllo economico di vaste risorse della Russia. E poi c’è una spiegazione strategica per l’ostilità nei confronti della Russia, enunciata da Zbigniew Brzezinski nel suo libro del 1997, La Grande Scacchiera: l’egemonia degli Stati Uniti dipende dall’evitare l’unità tra Europa occidentale e Russia. Se non  per portare a una guerra nucleare, l’attuale politica estera degli Stati Uniti è stata progettato per erigere una nuova “cortina di ferro” con lo scopo di isolare la Russia, in particolare dal suo partner commerciale naturale: la Germania. Motivazioni ideologiche, economiche, psicologiche e strategiche sono tutte unite per produrre una campagna di propaganda anti-russa che è tanto più spaventosa quanto più non ha basi reali. Dire che la Russia è una “minaccia” è fantasia pura. Ma la Nato che accerchia i confini russi è reale. E la Clinton si avvale sia della fantasia che della realtà.

Molti Americani parlano della Clinton come di una “bugiarda”. Quali bugie ha detto?

Lei, ovviamente, è solamente una che dice quello che considera utile, a prescindere dalla verità. Penso che abbia sviluppato questa abitudine da piccola, cercando di compiacere il padre. Forse la sua bugia più nota è la quella che ha raccontato durante la sua prima campagna per la nomination del Partito Democratico nel 2008. Più volte, ha intrattenuto la platea raccontando di come sia dovuta “fuggire dal fuoco dei cecchini” quando è atterrata per una visita ufficiale in Bosnia alcuni mesi dopo la fine della guerra. In questo caso la bugia è stata smontata da alcuni testimoni e filmati che la mostrano pacifica, accolta da fiori e bambini. Messa all'angolo dai giornalisti si è scusata affermando che è naturale che chi pronuncia così tante parole possa commettere errori. Quella era una bugia gratuita, non una “gaffe”.

Spesso mente per omissione. O per evasività. È noto che i Clinton sono stati supportati da Goldman-Sachs nel corso della loro carriera, ricevendo milioni di dollari in varie forme. Tuttavia lei si difende, chiedendo retoricamente: “Dammi solo un esempio di come il sostegno di Wall Street abbia cambiato il voto su di me”. Questa risposta falsa distrae dal fatto che tutta la sua carriera è stata in sintonia con i desideri di Wall Street. Più frequentemente riguardo al suo passato politico. Per molto tempo, Clinton è stata contro il matrimonio gay. Ora invece è a favore. Qualsiasi insinuazione riguardo il suo “trasformismo” su questioni politiche è “completamente sbagliata”. Lei nega, nonostante sia stato provato, che abbia approvato l’Accordo nordamericano per il libero scambio (NAFTA). Spesso non risponde a domande particolarmente difficili ridendo o tossendo. Lo scandalo sull'uso illegale della sua mail privata mentre era segretario di Stato è stata l’occasione per svelare nuove bugie. Una piccola: lei ha affermato che gran parte delle mail erano comunicazioni private con suo marito Bill, mentre lui ha negato dicendo che non usa mai la posta elettronica. Una bugia enorme riguarda anche la versione ufficiale dell’11 settembre 2012, sull'omicidio dell’ambasciatore americano Chris Stevens a Bengasi. Hillary ha detto che l’omicidio è stato provocato da proteste musulmane spontanee contro un film a basso costo di Hollywood che insultava il Profeta. Tuttavia, in una mail recentemente pubblicata, scrive: “Sappiamo che l’attacco in Libia non aveva nulla a che fare con il film. È stato un attacco pianificato”. E così via. Ma sembra che i suoi sostenitori non usino Internet, dove tutto questo è chiaramente dimostrato.

Se Hillary Clinton dovesse vincere, quali scenari si aprirebbero per gli Stati Uniti?

Considerando quanto mente sul suo passato, non vi è alcun motivo di credere a ciò che sostiene che farà in futuro. Ma quello che dice è abbastanza allarmante: minaccia di far crescere l’intervento americano contro Assad in Siria, che provocherebbe un conflitto con la Russia. Minaccia l’interruzione di rapporti normali con l’Iran, il supporto totale ad Israele contro i palestinesi e l’ostilità senza compromessi verso la Russia. Il futuro è sempre pieno di sorprese. Il presidente degli Stati Uniti ha potere limitato e deve soddisfare l’oligarchia dominante. Tuttavia, Hillary è supportata proprio da quella oligarchia e sarà circondata da quei neo conservatori e da quegli interventisti liberali che hanno trovato Obama troppo prudente e potrebbero quindi incoraggiarla alla guerra. Ciò che bisognerà temere di più sarà l'”attivismo” di Hillary, la sua disponibilità a usare la forza militare al posto della diplomazia, la sua visione dualistica del mondo, diviso tra “amici” (quelli che sostengono gli Stati Uniti) e “nemici “(chiunque, a seconda delle circostanze). Continuerà la crescita militare della Nato contro la Russia fino al punto che qualche incidente potrà scatenare la Terza Guerra Mondiale. Una Candidata Perfetta per il Potere che vuole dominare con la forza il pianeta.

lunedì 2 maggio 2016

Guerra Asimmetrica

La terza guerra mondiale si sta attualmente combattendo. Quanto tempo passerà prima che si sposti nella sua fase fase calda?

Washington sta attualmente conducendo una guerra economica e di propaganda contro quattro membri del gruppo dei cinque del blocco di paesi conosciuti come BRICS-Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Brasile e Sud Africa vengono destabilizzati con scandali politici fabbricati. Entrambi i paesi sono all'ordine del giorno con i politici finanziati da Washington e da organizzazioni non governative (ONG). Washington inventa uno scandalo, invia i suoi agenti politici in azione chiedendo un intervento contro il governo e le sue ONG nelle strade in protesta.
Washington ha provato questo approccio contro la Cina con la "contestazione studentesca" orchestrato ad Hong Kong. Washington spera che la protesta si sarebbe diffusa in Cina, ma il sistema non ha funzionato, grazie anche alla pronta risposta di Pechino. Washington ha provato allora il metodo contro la Russia con le proteste contro la rielezione di Putin e non c'è riuscito ancora una volta.

Per destabilizzare la Russia, Washington ha bisogno di una presa più salda in quel paese. 
Al fine di ottenere una presa più solida, Washington ha lavorato con le  mega-banche di New York ed i Sauditi per far scendere il prezzo del petrolio da più di $ 100 al barile a $ 30. Questo ha messo sotto pressione le finanze russe ed il rublo. In risposta alle esigenze di bilancio della Russia, gli alleati di Washington in Russia ( che si riconoscono introno a Medvedev) stanno spingendo il presidente Putin a privatizzare importanti settori economici russi al fine di aumentare il capitale straniero per coprire il deficit di bilancio e sostenere il rublo. Se Putin cede, importanti asset russi si sposteranno dal controllo russo per il controllo di Washington.

A mio parere, quelli che stanno spingendo privatizzazione sono o dei traditori o completamente stupidi o peggio entrambi. Qualunque cosa siano, sono un pericolo per l'indipendenza della Russia.

Eric Draitser fornisce alcuni dettagli di aggressione di Washington sulla Russia, dell'attacco di Washington il Sud Africa e di attacco di Washington sul Brasile.

Come hanno spesso notato, i neo conservatori sono stati diventati pazzi pazzi per la loro arroganza e tracotanza. Nella loro ricerca di egemonia americana nel mondo, hanno messo da parte ogni cautela nella loro determinazione per la destabilizzazione della Russia e della Cina.

Implementando politiche economiche neo liberiste spinte dai loro economisti addestrati nella tradizione neoliberista occidentale, i governi russo e cinese si stanno allineando alle politiche di Washington. Inghiottendo la linea del "globalismo", utilizzando il dollaro statunitense, partecipando al sistema dei pagamenti occidentale, aprendosi alla destabilizzazione da afflussi di capitali esteri e in uscita, che ospita le banche americane, e permettendo la proprietà straniera, i governi russo e cinese hanno fatto si di essere pronti per la loro destabilizzazione.

Se la Russia e la Cina non si disimpegnano dal sistema occidentale e non metteranno all'esilio i loro economisti neo liberali, dovranno andare in guerra per difendere la loro sovranità.

domenica 1 maggio 2016

Il potere del Libro di Carta

Frank Schembari ama i libri: i libri stampati. Gli piace il loro odore. Gli piace scribacchiare ai margini, sottolineare le frasi interessanti, piegare un angolo della pagina per tenere il segno. Schembari non è un pensionato che sorseggia tè in una qualche polverosa libreria. Ha vent’anni, è al terzo anno all’American University di Washington DC, sta sfogliando un librone sulla storia di Israele tra una lezione e l’altra, ed è la testimonianza vivente di un fatto piuttosto ironico e peculiare dell’epoca di internet: i nativi digitali preferiscono leggere i libri sulla carta. «Mi piace la sensazione», dice Schembari, mentre legge alla luce del sole nell’atrio del campus universitario, con lo smartphone a portata di mano. «Mi piace tenerlo in mano. Non si scarica. Non emette suoni».
Chi lavora in una casa editrice, i proprietari delle librerie e i sondaggi sugli studenti universitari mostrano che tantissimi ventenni e trentenni preferiscono ancora la stampa per le letture di piacere e lo studio: un’inclinazione che sorprende chi fa ricerca sul modo in cui leggiamo, vista la tendenza dello stesso gruppo d’età a consumare gran parte dei contenuti su digitale. Secondo uno studio pilota della University of Washington sui libri di testo digitali, un quarto degli studenti preferisce ancora la versione stampata.
All’inizio di febbraio dello scorso anno, Baron ha pubblicato Parole sullo schermo: il destino della lettura in un mondo digitale (Words Onscreen: The Fate of Reading in a Digital World), un libro (cartaceo ed elettronico) che prende in considerazione la preferenza degli studenti per la carta stampata e che spiega in modo scientifico perché la versione cartacea di un libro è spesso migliore di quella digitale. Per esempio quando si legge su schermo si tende a scorrere rapidamente le parole e la distrazione è inevitabile, a spese della comprensione del testo.
In anni di ricerca, Baron ha chiesto agli studenti cosa piace loro meno del leggere su carta. La sua risposta preferita è: «Ci metto più tempo, perché leggo con più attenzione». La preferenza per la carta rispetto al digitale si riscontra un po’ ovunque, anche nelle librerie indipendenti.
Le case editrici che stampano libri di testo universitari stanno promuovendo la diffusione delle versioni digitali, che sono più redditizie dato che produrle costa molto meno.
La cosa è evidente soprattutto nei campus universitari, dove gli studenti si trascinano ancora zaini strapieni di libri, anche se durante le lezioni prendono sempre più spesso appunti (o danno un’occhiata a Facebook) sul computer. All’American University, Cooper Nordquist, uno studente di Scienze politiche del terzo anno, si porta dietro La democrazia in America, il librone da più di 900 pagine di Alexis de Tocqueville. «Non penso proprio di poter leggere o capire Tocqueville in e-book», ha detto mentre controllava la posta elettronica aspettando l’inizio di una lezione. «Sarebbe orrendo». Senza aver letto il libro di Baron, il ragazzo ha spiegato la sua preferenza per i libri stampati arrivando agli stessi motivi trovati dalla studiosa.
Per Nordquist infatti la cosa più importante è «costruire nella mia mente una mappa fisica in cui posizionare e ritrovare le cose». I ricercatori dicono che i lettori ricordano più facilmente le cose che hanno letto quando le associano a una certa posizione in una certa pagina: quel dialogo si trovava all’inizio di quella pagina con quel lungo paragrafo e con una macchia nell’angolo. I ricercatori pensano che questo sia anche un aspetto fondamentale per la comprensione del testo. Un meccanismo del genere sullo schermo è più difficile: innanzitutto perché quando leggiamo online scorriamo rapidamente le parole, prendendo raramente “appunti mentali”. Baron cita una ricerca secondo cui i lettori impiegano un po’ più di un minuto sulle pagine web e solo il 16 per cento delle persone legge parola per parola. Un simile comportamento può portare a leggere a blocchi di testo quando si affronta una lettura più lunga sullo schermo. «Non riesco ad assorbire molto», ha detto uno studente a Baron. Un altro ha detto che «online è più difficile tenere il punto».
Un altro problema significativo, specialmente per gli studenti universitari, è la distrazione. Le vite dei 20-30enni sono vissute in buona parte sugli schermi. Nelle sue ricerche Baron ha ottenuto risposte sbalorditive quando chiedeva agli studenti se si distraevano più facilmente con un libro cartaceo o digitale: soltanto l’uno per cento ha indicato i testi stampati, il 90 per cento quelli digitali. All’inizio di febbraio, mentre parlava agli studenti del secondo anno a proposito della lettura online, Baron ha parlato della necessità di dover impegnarsi di più e fare più attenzione quando si studia su schermo. Uno studente ha commentato: «Uno si distrae così facilmente. Finisco un paragrafo e vado su Tumblr, tre ore dopo non ho ancora finito di leggere quel che dovevo».
Poi ci sono anche ragioni bizzarre e piuttosto pigre per la preferenza degli studenti universitari per la stampa: come per esempio prendere in prestito libri di testo già sottolineati e pieni note ai margini. Wallis Neff, studente di giornalismo al secondo anno, ha detto per esempio che era felicissima di aver trovato un libro di testo di psicologia «passato attraverso molte mani. Aveva un sacco di note e altre cose, molte frasi spiegate. È stato parecchio utile».
Quindi quand’è che gli studenti dicono di preferire i testi digitali?
Per le lezioni di scienza e matematica, per esempio. I libri di testo includono spesso l’accesso a siti Internet che aiutano a risolvere problemi e monitorare l’apprendimento. I produttori di libri di testo premono per queste «innovazioni dell’apprendimento digitale», così da renderlo più interessante. Li preferiscono anche per le lezioni in cui bisogna trovare un’informazione rapidamente e si può utilizzare il tasto control F – il comando “Trova”, che non esiste in un libro stampato – per rintracciare al volo le parole chiave.
E li preferiscono per ragioni economiche, soprattutto quando sono gratis. Il Book Industry Study Group ha recentemente scoperto che circa un quarto dei 1.600 studenti intervistati ha scaricato o conosce qualcuno che ha scaricato illegalmente libri di testo digitali. Gli studenti insomma non sono così nobili nelle pratiche di lettura quando hanno bisogno dei soldi per la birra. Diventano “ladri di conoscenza”. Ma forse rubare i testi è più una conseguenza del costo sempre più alto dell’istruzione – dal 2002 al 2012 il prezzo dei libri di testo è aumentato dell’82 per cento negli Stati Uniti – che un segreto desiderio degli studenti di leggere in digitale. Quando il costo non è un fattore, le ricerche di Baron mostrano che gli studenti preferiscono di gran lunga la carta. Studi simili arrivano alle stesse conclusioni.
Il problema, scrive Baron, è anche il “cambiamento pedagogico” messo in atto dalle facoltà universitarie e dalle case editrici di libri di testo, che spingono gli studenti a tagliare i costi «preoccupandosi poco delle conseguenze sull’istruzione. Per esempio dobbiamo riflettere con maggior attenzione sul crescente rifiuto degli studenti per le letture lunghe». Questa riflessione non dovrebbe limitarsi ai 20-30enni, dice Baron. In tutto il paese il sistema scolastico compra milioni di tablet e computer per le classi, promettendo libri di testo più facili da aggiornare, costi più bassi, meno problemi alla schiena dovuti al peso dei libri e più interattività. Ma i potenziali danni non sono stati considerati. «Cosa sta succedendo all’istruzione in America? Questa è la cosa che mi preoccupa. Cosa sta accadendo alle menti degli americani?».
Quando Baron ha iniziato le sue ricerche sulla lettura, alcuni colleghi l’hanno guardata con pietà. «Non lo capivo che la tecnologia va sempre avanti? Che le macchine hanno preso il posto di cavalli e carrozze? Che la stampa ha sostituito i manoscritti, i computer hanno spazzato via le macchine da scrivere e gli schermi digitali i libri? Non avevo forse letto i dati sulla vendita di lettori digitali e tablet? Non avevo forse visto tutte quelle persone leggere ebook sui dispositivi mobili? Non ero semplicemente incapace di adattarmi?»
Ma dopo aver letto cosa pensano i 20-30enni della carta stampata, Baron ha concluso: «Sono stata decisamente vendicata».

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